Attenzione ai farmaci oppiacei, serve maggiore consapevolezza

Attenzione ai farmaci oppiacei, serve maggiore consapevolezza

Attenzione al consumo dei farmaci oppioidi, soprattutto per anziani, bambini e adolescenti. Il monito arriva da Stati Uniti e Canada dove il consumo di tali farmaci è molto superiore rispetto al nostro Paese. Questo però non basta per abbassare la guardia, soprattutto per quanto riguarda gli operatori sanitari a diretto contatto con i pazienti, come medici, farmacisti e infermieri che devono sempre dare una corretta informazione sull’utilizzo di questi medicinali.

Un recente studio pubblicato su Pediatrics ha esaminato le chiamate quotidiane arrivate al centro antiveleni canadese tra il 2000 e il 2015 per segnalare episodi di avvelenamento da antidolorifici oppiacei nei bambini. Ne sono risultate oltre 188mila, 32 al giorno per bambini e adolescenti di età inferiore ai 20 anni. La maggior parte riguardavano i bambini sotto i cinque anni, esposti dai genitori e senza controllo medico (in particolare alla buprenorfina) ma senza conseguenze eccessive. Seguono subito dopo gli adolescenti, fasce in cui oltre due terzi delle esposizioni sono risultate intenzionali e collegate a eventi avversi più seri. I principi attivi più di frequente interessati dall’abuso erano l’idrocodone, l’ossicodone e la codeina

In Italia la situazione è molto diversa da quella oltreoceano perché l’utilizzo dei farmaci oppiodi è ancora basso, nonostante si tratti di farmaci di indubbia validità e molto importanti per trattare alcune forma di dolore cronico, come quello oncologico. Da notare però che anche nel nostro Paese, secondo i dati del rapporto Osmed, dal 2014 si è iniziato a segnarle un uso improprio di questi prodotti da parte della popolazione più anziana. Il punto quindi è “aumentare la consapevolezza legata all’assunzione di questi farmaci e il monitoraggio dei loro consumi – spiega Marcel Casavant, direttore medico del centro antiveleni e responsabile dello studio – quando si portano gli oppiacei in casa, è meglio tenerli chiusi a chiave in un armadietto, per evitare usi impropri”. Per questo è importante informare i pazienti al momento della prescrizione o dispensazione.